Cambiamento climatico e Tropicalizzazione: strategie per la nostra olivicoltura e viticoltura
È ormai nell’immaginario comune, e palpabile, l’effetto della tropicalizzazione nei nostri territori sia urbani che agricoli.
Sempre più spesso assistiamo a fenomeni estremi che sovente, purtroppo, causano danni ben maggiori alle sole cose materiali coinvolgendo persone, famiglie, comunità.
Il binomio cambiamento climatico, ora di uso comune, in realtà, non dipinge per intero la gravità della situazione e la realtà a cui assistiamo.
Sicuramente tocca alla nostra generazione, che vive per intero un fenomeno di per se nuovo, dare risposte e risoluzioni. Perché questo oggi serve.
Chiaramente l’agricoltura ne è fortemente coinvolta con danni e ripercussioni alle colture spesso gravi e tangibili.
Ma come affrontare tutto questo nei nostri territori, ovvero quale è l’approccio non in un ambito territoriale ampio, ma in ambito strettamente puntuale come è l’azienda viticola ed olivicola ?
L’ecosistema suolo, pianta, aria è un meccanismo molto fragile, basato su un delicato equilibrio. Proprio questo equilibrio si sta deviando sotto l’azione di climi torridi, piogge persistenti, escursioni termiche violente.
La tecnologia e le conoscenze, oggi, permettono di mitigare i fenomeni estremi, ed il nostro compito sarà quello di permettere l’adattamento delle nostre coltura al nuovo clima.
Rispetto alle colture cerealicole a turno breve (la durata della coltura stessa), vite ed olivo sono a ciclo medio lungo ( una volta piantate da 25 anni in poi), quindi dobbiamo focalizzare le nostre azioni su tutto ciò che le circonda perché ormai quelle sono le varietà e le tipologie piantate.
In un vademecum razionale, la gestione del suolo è il primo fattore da considerare.
Durante l’inverno assume sempre maggiore importanza l’arieggiatura del terreno con l’utilizzo dell’aratro ripuntatore. Effettuare tagli verticali nel suolo in prossimità delle radici , smuove lo stesso , permette un ‘ottima aerazione invernale, permette all’acqua di penetrare in profondità evitando ristagni superficiali. Il suolo in sostanza “respira” e, naturalmente diventa più soffice; Il capillizio radicale si rinnova, preservandone la giovanilità, esplora maggiore superficie di terreno e la pianta ha maggiori difese contro siccità estive o continue piogge primaverili. Se poi vogliamo essere ancor più virtuosi, la semina su sodo di cover crops (colture da sovescio, seminate a settembre o in primavera) aumenta sensibilmente le capacità resistive. Queste piante annuali erbacee (di tutti i tipi e tutte le tipologie) sono lasciate crescere fino alla fioritura e, terminata la stessa, o vengono interrate nel sottosuolo o “allettate” attraverso i rulli crimper L’ allettamento (stesura della pianta in orizzontale) crea uno strato pacciamante sul suolo che diventa un’arma straordinaria per la protezione contro le alte temperature estive. È oggi comprovato che la copertura vegetale riduce fino a 10 gradi centigradi la temperatura del terreno nei periodi estivi, riducendo la perdita di acqua dal terreno, abbassando la temperatura delle radici ed in sostanza permettendo un ambiente meno estremo per la vita dell’ecosistema.
A sostegno delle azioni fatte sopra è fondamentale arricchire il terreno di sostanza organica che, generando humus, lo rende maggiormente friabile e ricco di microflora batterica utile.
Lo scopo lo si raggiunge letamando il terreno (letame di mucca o cavallo) ed in assenza della materia prima in commercio, oggi, sono disponibili concimi pellettati organici, di grandissimo valore e prestazioni, che sostituiscono in gran parte l’effetto del letame. Oltre tutto la distribuzione è molto veloce bastando usare spandi concimi .
In funzione delle piogge, umidità, bagnatura fogliare cambiano le situazioni e cambiano i trattamenti necessari alla vite ed all’olivo. Da questo punto di vista collegarsi ai bollettini fitosanitari diramati sul territorio aiuta le procedure di difesa, come d’altronde, la collaborazione tra le aziende e il flusso di informazioni tra esse. Oggi, sempre più spesso, rete di informazioni, collaborazione, scambio di informazioni sono alla base di una buona strategia di difesa. Di certo la stessa, rispetto al passato, necessita di maggiore tempestività, macchine distributrici (atomizzatori) con prestazioni migliori ed una coscienza di intervento diversa. In sostanza è cambiata la professionalità del sistema di approccio, necessitando di meccanizzazione più professionale e personale maggiormente formato.
Al riguardo un trattamento fogliare sempre più usato negli ultimi anni è la distribuzione di caolino, ovvero una polvere di roccia bianca che, sparsa sulle foglie, riflette i raggi solari, riducendo la temperatura superficiale, evitando brusche evapotraspirazioni e consumi di acqua eccessivi da parte delle piante (fondamentali nei climi più aridi)
Persino le raccolte si adattano alle nuove condizioni climatiche. Vendemmia e raccolta olive avvengono in mesi oggi ritenuti ancora estivi , quindi è presumibile un evidente anticipo rispetto al passato (anche di diversi giorni), la contemporaneità delle stesse (con organizzazioni logistiche praticamente raddoppiate) e la celerità di raccolta dal campo alla cantina per non rovinare il prodotto con le alte temperature (quindi maggiori risorse umane da impiegare).
Ma è dalla tecnologia e dalla scienza che si aprono spiragli importanti per il futuro.
Grazie agli incroci genetici tra le colture in campo è possibile ottenere varietà maggiormente resistenti ai climi estremi, varietà più tolleranti malattie fungine e attacchi di insetti, in sostanza piante più facilmente adattabili a climi modificati. Ed esempi di nuove varietà di vite ed olivo già ci sono, basti pensare alle varietà selezionate di olivo xilella resistenti che daranno un nuovo futuro all’olivicoltura offesa e quasi azzerata in quelle zone. Varietà già in commercio e piantumabili, esempio concreto di come la selezione varietale, con le conoscenze odierne, possa in pochi anni rimediare a situazioni disastrose.
In sostanza la risposta alla tropicalizzazione passa per una serie di azioni concertate tra di loro, susseguite durante le stagioni e, se vogliamo, collegate in senso logico. Indubbiamente cambia l’approccio e la figura dell’agricoltore, che diventa imprenditore agricolo, e si occupa della propria attività non solo coltivando materialmente la terra ma gestendola in maniera imprenditoriale con continui aggiornamenti e studi da applicare in campo.
In quest’ottica appaiono fondamentali gli apporti delle nuove leve, dei giovani, che possono sostenere gli imprenditori nell’applicazione delle nuove conoscenze studiate a livello teorico e riproducibili in campo. Un’occasione storica da non perdere!
Marco Penitenti